II recenti episodi di difficoltà fisica osservati nel tennis professionistico — da Jannik Sinner a Parigi ai cali accusati da Lorenzo Musetti e Flavio Cobolli a New York — hanno riacceso l’attenzione sulla capacità dell’organismo di sostenere prestazioni intense e prolungate.
Il caldo, la disidratazione, lo sforzo, lo stress e il recupero insufficiente sono fattori determinanti e non possono essere trascurati. Accanto a questi elementi, tuttavia, la ricerca studia con crescente attenzione anche la disponibilità delle scorte energetiche, le modalità di assunzione dei carboidrati e le fluttuazioni della glicemia durante l’attività sportiva.
L’obiettivo non è semplicemente “mangiare più zuccheri”, ma fornire all’organismo la quantità di energia necessaria nel momento giusto, attraverso una strategia realmente personalizzata.
Punti chiave:
- Cali fisici improvvisi: non c’è una singola causa
Un cedimento durante una prestazione sportiva può dipendere da numerosi fattori: temperatura, umidità, disidratazione, alterazioni elettrolitiche, durata dello sforzo, qualità del recupero, stato di salute e disponibilità energetica. La presenza di crampi o di una perdita improvvisa di efficienza non permette, da sola, di individuare l’origine del problema. È quindi necessario valutare ogni atleta individualmente, evitando conclusioni basate esclusivamente su ciò che si osserva durante una gara. - Monitorare la glicemia può fornire informazioni, ma non rappresenta da solo la soluzione
Il monitoraggio continuo della glicemia consente di osservare la risposta individuale all’alimentazione e all’esercizio. Può aiutare a identificare oscillazioni e schemi ricorrenti, ma il dato deve essere interpretato insieme all’intensità dello sforzo, all’idratazione, ai sintomi e alle abitudini alimentari dell’atleta. Una singola variazione glicemica, isolata dal contesto, non è sufficiente per spiegare una crisi fisica. - “Scorte piene e stomaco vuoto”
Una strategia efficace deve permettere all’atleta di iniziare la prestazione con adeguate riserve energetiche, evitando al tempo stesso una digestione impegnativa durante lo sforzo.
Il concetto di “scorte piene e stomaco vuoto” sintetizza proprio questa esigenza: preparare in anticipo le riserve di glicogeno e programmare l’eventuale assunzione di carboidrati durante l’attività in funzione del consumo, della durata e dell’intensità della prestazione.
Negli sport di endurance più evoluti, la quantità di carboidrati viene pianificata attentamente per sostenere il lavoro muscolare senza introdurre dosi inutilmente superiori alla capacità individuale di utilizzo. - Assumere zuccheri prima della gara è davvero una strategia vincente?
Il tradizionale consiglio di consumare alimenti molto ricchi di zuccheri immediatamente prima dello sport non è sempre adeguato. Quantità, qualità e tempistiche devono essere adattate alla persona e alla disciplina praticata. Anche prodotti comunemente associati allo sport — gel, maltodestrine, barrette e bevande zuccherate — devono essere inseriti in una strategia precisa. Lo stesso vale per fruttosio, dolcificanti e alimenti “magri”: la dicitura in etichetta non garantisce automaticamente una composizione adatta alle necessità dell’atleta. - L’importanza di un’alimentazione personalizzata
Non esiste una strategia nutrizionale identica per tutti. La risposta ai carboidrati, la tolleranza digestiva, il dispendio energetico e i tempi di recupero possono variare considerevolmente da un atleta all’altro. I percorsi proposti da GEK Lab permettono di approfondire alcuni aspetti metabolici e infiammatori tramite test specifici tra cui il PerMè Recaller Program , con l’obiettivo di costruire indicazioni individualizzate insieme ai professionisti di riferimento. L’esperienza maturata anche nell’ambito del calcio professionistico suggerisce quanto la gestione nutrizionale possa diventare rilevante soprattutto nelle fasi finali della prestazione, quando la capacità di resistere alla fatica può incidere maggiormente sul risultato.
