PerMè: Approfondimenti Scientifici

L’importanza di effettuare il test PerMè

Nonostante il noto legame tra “modello di dieta” e malattie, gli interventi standardizzati (“togli gli zuccheri, fai più attività fisica, mangia meno”) hanno un impatto spesso limitato sul singolo. La personalizzazione degli interventi risulta di primaria importanza per la modifica dei comportamenti e la riconquista del benessere. Oltre alla base scientifica, applicare i concetti della Medicina di Precisione ad ogni differente soggetto rappresenta il vero valore aggiunto del test PerMè.
Quello che oggi avviene con i farmaci per le varie patologie (dosaggi e schemi di trattamento che dipendono dalle caratteristiche individuali) sta avvenendo anche in ambito nutrizionale. Si tratta di un approccio basato sulle caratteristiche personali che considera predisposizioni genetiche specifiche (autoimmunità, diabete, obesità, steatosi epatica) , misurazioni delle diverse forme infiammatorie e altri elementi incidenti tra i quali età, sesso e fattori ambientali nel rispetto di ogni persona e basando le scelte su evidenza scientifica.
Ad oggi l’evoluzione scientifica ha individuato almeno 3 forme di infiammazione, che sebbene possano essere ben distinte, operano sempre in modo sinergico. La contemporanea conoscenza di tutte le forme infiammatorie anche correlate al cibo permette di agire simultaneamente e in modo tempestivo sia sulle patologie metaboliche e infiammatorie sia sulle patologie indirettamente correlate a questi aspetti come, ad esempio, le patologie cardiovascolari e degenerative.
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Le diverse forme di infiammazione da cibo

Infiammazione legata ad un errato bilanciamento dei nutrienti ad ogni pasto

Nel 2011 l’Harvard School of Public Health ha definito delle semplici regole da mettere in atto e che permettono di agire prontamente sull’infiammazione legata all’errato bilanciamento dei nutrienti all’interno di ogni singolo pasto. Si tratta di indicazioni fondamentali e necessarie che da sole e senza lo studio adeguato anche delle altre forme infiammatorie non sono sufficienti per il raggiungimento del benessere o il ripristino dell’equilibrio. E’ infatti fondamentale aderire ai principi di buona alimentazione ma è necessario integrali con un’alimentazione su misura che tenga conto della propria individualità, della genetica personale e dello stile di vita.

Infiammazione legata ad un’assunzione individualmente eccessiva di zuccheri

Come chiaramente definito da un progetto dell’Unione Europea, il 62% delle reazioni infiammatorie o allergiche di cui non si comprende la causa dipende da una pluralità di fattori che possono essere dovuti alla presenza di prodotti di glicazione legati a un eccesso alimentare di carboidrati, a veloce assorbimento e di zuccheri (fruttosio compreso). Gli zuccheri sono responsabili di importanti modifiche, spesso irreversibili, a livello cellulare e proteico: la permanenza eccessiva di zuccheri nel sangue, infatti, causa fenomeni di glicazione in diverse molecole, tra cui proteine e DNA, il cui corretto funzionamento è strettamente correlato alla loro struttura tridimensionale. Misurare i danni da zucchero è sicuramente la sfida del 21esimo secolo, per tale motivo si è definito su base scientifica un test che permette di analizzare in maniera integrata due marcatori (Albumina glicata – GA% e Metilgliossale – MGO) in grado di identificare precocemente eventuali danni da zuccheri. Recentissima è inoltre una pubblicazione su Nutrients sull’utilizzo di questi biomarcatori per il monitoraggio e la prevenzione di patologie zucchero-correlate come il diabete gestazionale.

Infiammazione legata ad un’assunzione eccessiva o ripetuta dello stesso alimento o gruppo alimentare

Dal 2007, grazie alle conferme e alle nuove scoperte in ambito scientifico sulla risposta citochinica allo stimolo nutrizionale, si sono sviluppati ulteriori filoni di ricerca che hanno permesso di spiegare in maniera inconfutabile il modo in cui una maggiore presenza di Immunoglobuline G (IgG), legata ad una assunzione eccessiva o ripetuta di cibo, possa stimolare una maggior espressione di citochine infiammatorie (come BAFF e PAF) coinvolte in numerose patologie (dal Lupus, alla sindrome di Sjögren, dall’artrite reumatoide alle patologie respiratorie e dermatologiche, dalle sintomatologie infiammatorie oculari ai disturbi che coinvolgono l’apparato digerente). Disporre di un “termometro” che misura (e non suppone) il grado di infiammazione, e di uno strumento che valuta i Grandi Gruppi Alimentari ad esso legati, è sicuramente un passo importante per il raggiungimento del benessere. Nel giugno 2019 la rivista internazionale “Nutrients” ha pubblicato una ricerca che ha confermato ancora una volta l’importanza delle IgG alimento specifiche per definire i Grandi Gruppi Alimentari della popolazione italiana su cui si può scientificamente basare il suggerimento nutrizionale personalizzato più adatto a ridurre la condizione infiammatoria.

La misurazione della lunghezza telomerica (disponibile solo col test PerMè360)

Da oltre 20 anni vi è sempre più un acceso interesse scientifico verso lo studio dei telomeri, piccole sequenze ripetute all’estremità dei cromosomi. La funzione dei telomeri è di “stabilizzare” il cromosoma e preservare il DNA. L’esistenza di una relazione tra la lunghezza dei telomeri e diversi aspetti infiammatori è sempre più consolidata. Cellule che presentano telomeri più corti si caratterizzano per un fenotipo “pro-infiammatorio” che contribuisce all’invecchiamento precoce dell’organismo e alle patologie correlate all’età. Conoscere la propria età biologica, spesso diversa dall’età anagrafica, risulta quindi una informazione essenziale che tutti dovrebbero conoscere legata al proprio stato di salute e benessere. La dieta, così come lo stress o la mancanza di attività fisica possono infatti direttamente influenzare le dinamiche telomeriche.

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Prelievo e spedizione

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